Gestione rifiuti: cosa cambia con il decreto 116/2025 e il RENTRI

La gestione dei rifiuti diventa oggi un tema di compliance strategica per le imprese. Il decreto-legge 116/2025 introduce pene più severe, nuovi obblighi organizzativi e la piena operatività del RENTRI, il registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti.
1. Nuove sanzioni e reati rispetto al passato
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Abbandono di rifiuti
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Prima: illecito minore, con sanzioni pecuniarie.
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Ora: reato, con arresto fino a 2 anni o ammende fino a 27.000 €; fino a 5 anni se vi è pericolo concreto per salute o ambiente.
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Rifiuti pericolosi
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Prima: cornici edittali meno gravi.
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Ora: reclusione oltre i 6 anni.
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Gestione non autorizzata / discariche abusive
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Prima: pene più contenute.
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Ora: fino a 7 anni di reclusione.
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Combustione illecita
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Prima: sanzioni variabili.
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Ora: prevista la confisca obbligatoria di mezzi e aree utilizzati.
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Spedizioni illegali di rifiuti
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Prima: area grigia, disciplinata soprattutto da norme UE.
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Ora: inquadrate direttamente come reati penali nazionali.
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Falsità documentale
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Prima: irregolarità formali.
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Ora: violazioni sostanziali, punite con reclusione, sospensione patente e interdizione dall’Albo.
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👉 Novità chiave: introdotta la colpa per omessa vigilanza → responsabilità anche per ciò che non è stato impedito.
2. RENTRI: dal cartaceo al digitale
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Prima: registri e formulari cartacei, con errori trattati spesso come irregolarità minori.
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Ora: sistema telematico nazionale, obbligo di iscrizione e registrazioni in tempo reale.
- Le anomalie non sono più vizi formali, ma violazioni sostanziali con sanzioni amministrative e penali.
- Le imprese devono riorganizzare i processi, formare il personale e integrare controlli interni.
3. Compliance e modelli 231
Prima: i reati ambientali erano già inclusi nel D.lgs. 231/2001, ma con applicazione più limitata.
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Ora: il decreto 116/2025 rafforza il legame → i MOG devono includere procedure specifiche sui rifiuti e controlli concreti.
- La giurisprudenza conferma: non basta avere un modello sulla carta, serve dimostrarne l’attuazione.
Le imprese devono quindi rivedere i propri modelli organizzativi: oggi la gestione dei rifiuti non è più un adempimento burocratico, ma un vero presidio di legalità.
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